giovedì 18 gennaio 2018

Stiamo sul cazzo, dunque siamo.



“Papà, cosa vuol dire Populismo?”
“Vuol dire stare con il popolo, amore mio”
“non dare retta a tuo padre, Populismo non vuole dire questo”

Ha ragione mia moglie, Populismo non vuol dire stare dalla parte del popolo, o per lo meno, non vuol dire solo questo.
Vuol dire innanzitutto stare sul cazzo, andare in odio (o in culo, a seconda del livello aristocratico del lettore) ai più:
ai conformisti,
ai finti rivoluzionari,
agli intellettuali colti e moralisti,così campioni di solipsismo da non farsi cogliere mai dal sospetto di avere questo problema,
al potere mediatico.
A chi crede di essere un ruolo invece che una persona.
A chi crede si sapere ( etarcoS ).
A chi non si interroga.
A chi guarda il telegiornale.
A chi vota il meno peggio.
A chi vota il meglio.
A chi fate presto.
A chi vieni con noi.
A chi è antifascista, femminista, europeista, egualitarista, ma pretende che lo sia anche tu e che lo sia proprio a modo suo!
A quelli delle fake news.
A quelli che scendono a pisciare il cane.
A quelli contro lo sciopero dei mezzi.
A quelli che quello li è una brava persona.
A quelli che non ti permettere.
A quelli che non conti un cazzo.
A quelli dell’impegno politico.
A quelli che facciamo un movimento ma solo come dico io.

Siamo populisti perché le etichette del regime noi ce le attacchiamo al petto con orgoglio.
Perché essere classificati come quelli che stanno sul cazzo in una società che premia soltanto stronzi, presuntuosi e ammanicati, se non è certezza del fatto che sei una persona almeno decente, come minimo è già un buon indizio.

Perché la nostra irrilevanza è la nostra forza e perché non ci avrete come volete voi.
Perché siamo stati stronzi mille volte e siccome non ci sentiamo troppo in alto sappiamo che lo saremo altre mille, ma lo saremo in disinteressata buona fede e in ogni caso "mai per conto terzi".

Soprattutto sotto elezioni ci piace stare sul cazzo di fronte a ciascuno venditore di salvezze vere o presunte,
Di fronte a quelli che siccome hanno fatto "qualcosa" si pretendono al di sopra di qualsiasi critica,
Di fronte a quelli che hanno tutte le soluzioni ma non si capisce bene perché non provino mai ad applicarne una nei 4 anni e 9 mesi che intercorrono tra una campagna elettorale e l'altra,
Di fronte a quelli che non vogliono provare a far crescere qualcosa crescendo col popolo, ma pensano sempre sia un atto loro dovuto che il popolo li segua,
Di fronte a quelli che pensano di sapere cosa il popolo voglia, ma non ci stanno in mezzo per chiederglielo.

Non provate a venderci la vostra salvezza, non compriamo.
Anzi, per citare un eroe dei nostri tempi, noi siamo al verde, andiamo in bianco e il nostro conto è in rosso, quindi possiamo essere fedeli alla nostra bandiera.Noi non stiamo sul cazzo a tutti quelli che sono come noi, perché non è un solipsistico elitismo il nostro cioè una ricerca del disprezzo per coltivare l'orgoglio di elevarsi dalle altre persone.
Al contrario noi vogliamo stare sul cazzo a chi sta sopra di noi e, non essendoci ancora riusciti perché di noi non si sono accorti, riusciamo però nel frattempo a stare molto sul cazzo a chi si crede al di sopra di noi.
E questo ci conforta dato che ci dice che nell'irrilevanza abbiamo trovato quella libertà dal giudizio degli altri che ci permette di fare schifo ai conformisti, ai bigotti di qualsiasi verità preconfezionata, ai questurini della fantasia, ai secondini dell'ironia e finanche a quelli dell'(auto)erotismo e a tutti gli abituati a prendersi molto sul serio proprio perché sono poco seri e che per questo non sanno mai ridere di sé.

Come abbiamo già affermato in una recente occasione: <In questo mondo di falsa politica il nostro fiore all’occhiello è l’irrilevanza.>
Se qualche anno di resistenza umana in comune qualcosa ci ha insegnato è che l'irrilevanza è una questione di riconoscimento sociale, da non confondere con l'insignificanza che è una condizione esistenziale.
Si può essere irrilevanti senza per fortuna essere insignificanti.
Ed essere parte di una comunità umana di irrilevanti serenamente pacificati col fatto di esser tali, e intenzionati a rimanere tali in virtù dello stigma sociale di quelli tanto per bene, a proprio modo, è meraviglioso.

Si, della vostra riprovazione non ce ne frega un cazzo ed anzi essa è la benzina che alimenta la nostra identità.



Aderiamo dunque al manifesto degli Irrilevanti del Marchese Fulvio Abbate che riportiamo di seguito.

di Fulvio Abbate

Irrilevanti di tutto il mondo unitevi! Se fosse un manifesto – il Manifesto degli Irrilevanti, appunto – dovrebbe aprirsi proprio con queste parole, benché già sentite, decisamente retoriche, tuttavia convincenti per chi voglia contarsi e uscire dalla botola nella quale quegli altri, cioè coloro che invece a vario titolo “contano”, ti hanno buttato dentro. Perché gli irrilevanti sono, sì, maggioranza, ma anche incapaci di dire a se stessi, e dunque trasformare questa condizione oggettiva indotta in combustibile narcisistico, torba per sollevarsi davanti alla miseria di chi invece può, “ha potere”, gode della considerazione sociale presso ogni angolo di strada e caseggiato. Dire a se stessi, appunto, che no, non ci avranno, così senza neppure bisogno di credere alle scie chimiche e ai rettiliani o ritenendo che sia “colpa degli stranieri”. Intendiamoci, se certuni hanno buon gioco a discapito di altri, cioè degli irrilevanti, molto dipende dal fatto che la miseria culturale è ormai generalizzata, non esiste pensiero sulle cose, semmai adesione acefala a un tempo che, se dovessimo riferirlo alle stagioni cinematografiche, andrebbe detto dei “telefonini bianchi”, il genere più amato e comprensibile in mediocrazia. La lista degli acefali è assai lunga, ciononostante proveremo ad accennarla, sia pure per difetto. Al tifoso non puoi toccare la sciarpa, all’hipster la barba, ai brigatisti non puoi sfiorare l’orgoglio di aver assassinato Moro; a quegli altri, i sensibili di sinistra, non puoi dire male dell’ultimo film della Archibugi o di Virzì; ai fascisti non puoi toccare il duce, alla nipote del duce non puoi dire che il duce era cattivo, alle neofemministe non va detto che, con la scusa di Weinstein, qualcuno vorrebbe reintrodurre la verginità, agli amministratori di condominio non puoi dire che provi orrore per i loro miseri millesimi, a Berlusconi non puoi dire che le sue dentiere non funzionano, ai leghisti che le razze non esistono. E questo in un mondo, in un paese, dove tutti si guardano in faccia con risentimento tenendo stretti in pugno proprio i millesimi, come fossero figurine Panini, e con questo ritengo di avere detto se non tutto, molto.
Sia chiaro, l'irrilevante non è tale rispetto ai propri eventuali limiti oggettivi, lo è semmai poiché qualcuno ha deciso che debba essere tenuto in quella condizione, in quella condizione permanente, il caso della carta stampata e di tutti gli altri media, in questo senso, parla chiaro: si lavora a selezionare le opinioni, a depotenziale, e intanto si dice che il web andrebbe presidiato per il bene di tutti. Perfino a sinistra l’hanno detto, evidentemente la fuga dal controllo si fa sentire, e dunque chi deve, chi può, corre ai ripari. Non sia mai che qualcuno si organizzi da solo? Ho semplificato, lo so, ma spero capiate lo stesso.
La condizione dell’irrilevante, talvolta, fa pensare, anzi, è assai simile alla trama di un film d’anni fa: prendono uno e gli dicono di restare nascosto sotto terra, a pedalare per produrre elettricità perché la guerra non è ancora finita, visto che, nel frattempo, gli eroici partigiani stanno ancora combattendo, lo tengono lì con l’inganno, e lui intanto pedala pedala, “… mi raccomando, non fermarti, che dobbiamo ancora vincere la guerra!”, così gli dicono, e quello, obbediente alla causa, alle parole degli altri, fiducioso, pedala affinché le lampadine della futura vittoria restino sempre accese, facciano luce al trionfo che sarà. Poi, un giorno, per puro caso, sempre lui, quello che tenevano sotto terra, dà un’occhiata fuori dalla cantina e scopre che in strada, alla luce, c’è, metti, Rita Pavone che canta “Il ballo del mattone”, dunque non era vero che la guerra ancora… A quel punto, presa coscienza dell’inganno, l’uomo si imbruttisce e decide di abbatterli tutti. Lo so, è assai difficile in un paese segnato dal familismo immaginare un simile festoso epilogo. Però almeno gli artisti, gli intellettuali, gli scrittori è bene che ci provino, visto che non spetta loro lavorare per il consenso, siamo forse ancora al tempo della querelle tra Togliatti e Vittorini, no? La “vocazione maggioritaria” è l’ennesimo inganno, dopo quella del “compromesso storico”.
A proposito di fantasia cui far ricorso nella condizione di irrilevanza, ho un’altra storia da raccontare. A Palermo, molti anni fa, nacque l’Associazione indigenti, lui, il leader, se così può dirsi, si chiamava Salvatore Raia, un povero pieno di iniziativa, però un povero povero. Raia, fra poco altro, campava attaccando nottetempo i manifesti per il Pci (e anche per il manifesto, che allora, era il 1972, aveva candidato l’anarchico Valpreda per farlo uscire di prigione, cosa che fece infuriare i comunisti, ora che ci penso, quando se ne accorsero), Raia, cui è stato perfino dedicato un romanzo scritto da Matteo Collura, “Associazione indigenti, ovvero i miserabili a Palermo”, Einaudi, 1979.
Con una corte di poveri e straccioni, il suo personale Sesto stato, Raia, periodicamente, forte proprio di un’immensa incancellabile irrilevanza, andava sotto i palazzi del Comune a protestare per far ottenere uno straccio di sussido a quel popolo già straccione e sdentato, simile ai poveri mostrati da Luis Buñuel in “Viridiana”, o forse bastava un semplice piatto, un buono-pasto; una volta, Raia e i suoi, decisero perfino di andare tutti insieme a Roma, a trovare, a presentarsi dal papa, come se questi, proprio il papa, fosse un amico, una sorta di mega-assessore planetario alla casa, all’assistenza, al pane e al vino, cui raccomandarsi, peccato per loro, peccato per tutti, i poliziotti li fermarono mentre, come in un esodo, stavano per salire, in centinaia, sul treno, ne venne fuori un parapiglia, una carica dove, la più povera e anziana di tutta l’armata Raia, in segno di difesa e forse anche di arcaica rivolta, dette in faccia a un agente della polfer un piatto-souvenir di ceramica con l’effigie di Giovanni XXIII, il “papa buono”. Ma il piatto non si ruppe.
“E questo significa, tu lo capisci cosa significa? Significa che ha stato un miracolo”, disse la povera vecchia nel suo povero dialetto dei cafarnai cittadini, subito confortata da un grande cenno pronunciato con il capo da Salvatore Raia, analfabeta, giacca cachi e penna nel taschino, tuttavia perfino munito di biglietto da visita che ne qualificava orgogliosamente il proprio ruolo sociale, da autoconvocato, "Presidente dell' associazione Anonima indigenti". Raia, che aveva perfino un suo segretario, tale Serio, incaricato di scrivergli e decifrargli le lettere, quasi un ambasciatore, un ministro plenipotenziario del suo antistato parallelo.
Proprio Raia, pensando agli irrilevanti, costretti ad affrontare il cinismo crudele degli altri, i convinti che l’assenza di ambizione per il potere sia uno stigma, così come la povertà, l’assenza di voce che non incontri soltanto lo scherno dei ruffiani e degli ostaggi dell’autorità riconosciuta, e qui, forse, c’è una delle spiegazioni all’agonia attuale della sinistra, proprio Raia mi è tornato ancora in mente guardando, sempre per caso, l’altro giorno, una foto dei funerali di Togliatti, dove una nonna tiene per mano una bambina, lì immobili sul marciapiedi dell’agosto 1964, in attesa che passi il carro funebre, e la bambina guarda l’obiettivo, dove immaginare adesso, adulta, quella bambina? Ma sopratutto, tornerà mai il sogno del viaggio? Tornerà mai il rispetto, a cominciare da noi stessi, per ciò che Pier Paolo Pasolini chiamava “l’epopea degli umili”? Ma soprattutto, dove sarà adesso il piatto miracoloso di papa Giovanni?

Irrilevanti di tutto il mondo uniamoci! 

Solo una piccola annotazione vogliamo aggiungere, come se fosse un piccolo apostrofo di narcisismo identitario, il plutonio che alimenta il nostro sdegno.

Ci chiamiamo Un Pezzo, Un Culo per tributare il nostro massimo rispetto e devozione alla memoria di Gian Maria Volonté, artista del Popolo, che per tutta la vita ha denunciato l'orrore morale dei potenti, dei rilevanti e attraverso di lui tributiamo il nostro debito di riconoscenza anche al personaggio di Lulù Massa, cui dobbiamo il nome, anche se non era un eroe.
Anzi, proprio perché non era un eroe.

Il nostro nome però dipende anche da quello che il regista Elio Petri disse quando La classe operaia va in paradiso uscì:

<Con il mio film sono stati polemici tutti, sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un'opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia>

Noi non li vogliamo più politicanti, sindacalisti, sòloni, professorini e fighetti che ci dicano cosa dobbiamo essere, fare e dire per liberarci, rifilandoci così soltanto un'altra gabbia che a loro piace di più.
Noi ci fregiamo di pisciare in faccia alla loro presunzione.
Noi siamo e tanto basta.


Il Collettivo Populista UPUC, Un Pezzo, Un Culo.


Avanti Fulvio!
Siamo con te, e con Situazionismo e Libertà e ci fregiamo dell'onore di nominarti per acclamazione membro del nostro collettivo di irrilevanza, ma non insignificanza, e resistenza umana.

mercoledì 10 gennaio 2018

Elezioni? Eccheccazzo, un po' di contegno!

il 4 Marzo si vota, ma a noi ci sono già esplose le gonadi
Come saprete, care lettrici e lettori, si stanno avvicinando le elezioni ed analizzeremo una ad una tutte le liste che si candideranno.
Per il momento abbiamo già pubblicato il nostro giudizio sulla Lega Nord spiegando perché non la voteremo e in seguito, una ad una, analizzeremo tutte le altre liste.
Per il momento stiamo studiando i programmi e seguendo il dibattito politico; in fondo si dovrebbe decidere del nostro futuro.
Ma è proprio il pensiero che sia quella la rosa tra cui scegliere le persone che gestiranno questo futuro per 5 anni che ci risulta una distopia: inspiegabile, inestricabile, inaccettabile.
Vogliamo quindi pubblicare questo breve e sintetico sfogo che anticipa concetti che saranno meglio sviluppati in seguito, per esprimere che razza di frustrazione si provi a cercare di capire cosa abbiano in testa quella manica di cazzoni che per disgrazia questo paese si ritrova come proprio ceto politico.

Crediamo che questo momento sarà ricordato come uno dei più stupidi della storia politica d'Italia... Tiriamo un attimo le somme.

PD: Un partito che ha fatto dell'antiberlusconismo una bandiera per 20 anni... per poi, una volta al potere, riuscire a praticare delle politiche ancora più liberiste di quelle di Berlusconi!
La discesa poi in campo di Matteo Renzi ha trasformato definitivamente questo partito: dall'essere un partito di bacucchi rincoglioniti, è diventato un partito di giovani rincoglioniti in salsa Erasmus. E' la versione farsesca del Partito Nazionale Fascista.

Lega Nord: Dopo aver detto che non avrebbe fatto alleanze con Berlusconi, si allea con Berlusconi. Dopo aver detto di voler uscire dall'Euro, dice che non vuole più uscire. Dopo aver detto di abolire il Job Act, dice che non lo vuole più abolire. Ci aspettiamo che dopo di aver detto di vincere le elezioni, poi non le vince...

Movimento 5 Stelle: Idem con patate.

Più Europa: Più che un nome di un partito, sembra una minaccia vera e propria. L'ennesima trovata del Partito dei Radicali, che se lo cagano talmente in pochi che ha dovuto allearsi con Bruno Tabacci per poter accedere alle elezioni (e nonostante rappresenti soltanto 4 rincoglioniti in croce, riesce ad avere un'enorme influenza in politica).

Liberi e Uguali con Grasso: Dopo le polemiche sul fatto che bisognasse usare la parola Liber* e Curvy (anziché Grasso), questo partito vuole rappresentare la sinistra italiana... e ci riesce benissimo! Infatti rappresenta soltanto 4 rincoglioniti in croce, talmente stupidi e ideologizzati da essere la parodia di loro stessi!
Ci aspettiamo che dopo l'ennesimo 2% alle elezioni, il partito farà una riunione per capire dove hanno sbagliato... e dopo 5 anni, rifare esattamente le stesse cose!

Merita una menzione speciale inoltre il partito "petaloso" (sic) di Beatrice Lorenzin, che vuole essere "un vaccino contro l'incapacità e il populismo".
Merita di essere citato perché è la prova definitiva che i vaccini fanno diventare autistici (infatti in questo momento abbiamo soltanto voglia di metterci in un angolino e dondolarci in attesa dell'apocalisse nucleare)

Un discorso metodologico sulle Elezioni


La tesi che si desidera difendere è che un programma elettorale ben concepito, oltre a soddisfare 5 principi metodologici che tengano insieme i suoi contenuti sui quali non dilungarsi (coerenza, implementabilità, non estremismo, incompletezza e verificabilità), deve avere anche esteriormente, o meglio discorsivamente, la parvenza di una cipolla tagliata in sezione.

Per contro un programma esteriormente e discorsivamente in formato lista della spesa è, necessariamente, un programma politicamente mal concepito.

Sembra inutile sottolineare che "ben concepito" non sia automaticamente sinonimo di "sottoscrivibile". Anche i più acerrimi nemici possono dimostrarsi abili e candidarsi con un programma ben concepito che pure non si voterebbe mai.

Quello che si intende dire è che un programma ben concepito è quello che coglie il senso reale del momento che si sta vivendo, la contraddizione storica centrale.

Quindi esso ha un centro, un nucleo, chiaro e identificabile: piccolo e sintetico ma altamente denso e che si pone con prepotenza al centro dell'attenzione, riuscendo a funzionare come centro di gravità degli anelli che gli si sviluppano intorno, sapendo ben spiegare perché gli "argomenti concentrici" siano legati e discendano dal centro.

Fare questo significa saper compiere operazione di SINTESI POLITICA ed è la sintesi ciò che veramente unisce.
Una programma lista-della-spesa trasmette invece un'idea completamente diversa.

Ciò che fa venire in mente è che le elezioni sono vicine e che un tot di debolezze sommano la propria singola istanza, componendo appunto una lista, nella speranza che questa sommatoria mandi qualcuna di queste istanze dentro le istituzioni. 

Il giorno dopo ciao.

Il programma lista-della-spesa non appassiona le persone perché mancando un centro di gravità di ciò che si contesta e insieme di ciò che si vuol fare come nocciolo caldo, sintetico ed altamente denso, esso finirà per appassionare esclusivamente i tifosi delle singole istanze che compongono nell'insieme la sommatoria, sempre che alcuni di questi addendi non scazzino tra loro come per lo più accade.

Insomma: in politica la sommatoria in realtà non aggrega e non ha potenziale espansivo proprio perchè non produce sintesi e non identifica 1 ( UNO ) fulcro tematico che tiene insieme il resto.
Questo spiega anche una delle fondamentali ragioni della marginalità politica delle sinistre in Italia, il loro vezzo di svegliarsi ogni volta non prima di quando mancano 4 mesi dalle elezioni e a quel punto sommare debolezze elaborando liste della spesa.

Gli altri, tutti gli altri, hanno programmi politici incomparabilmente meglio concepiti.

Che si tratti del culto del progresso e del nuovo sia pur svincolato da un orizzonte di emancipazione sociale ( il PD ), che si tratti dell'ordoulivismo della sinistra finta candidata a questo giro ( LeU ) che è poi lo stesso nocciolo duro del PD, il culto del progresso svincolato dall'emancipazione degli esclusi ma accompagnato dalla pretesa di chiamarlo socialismo, che si tratti dell'individualismo metodologico/imprenditoriale del made self man ( Apperluscone ) o che si tratti di "hanno stati i negri" con la Lega Nord, oppure ancora "la casta se so' magnati tutto" col m5s, tutti hanno un nucleo tematico forte che funziona come fulcro e regge tenendo unito il resto.

Compiuta questa operazione leggetevi un programma de' sinistra e avete capito perché oltre il 2,5% non si va.

lunedì 8 gennaio 2018

Nel segreto dell'URNA - 1 - La Lega


Ci rendiamo conto quanto sia ridicolo elencare le motivazioni per le quali, nel segreto dell’urna, non daremo il nostro voto alla Lega: basta solo il nome.

Basterebbe anche solo elencare i nomi della dirigenza di partito per far storcere il naso al più volonteroso e democratico elettore.

Ma noi vogliamo un po’ perdere tempo.

Quel tempo che nel mondo liberale e produttivo sembra avere un valore inestimabile e che noi ovviamente, da bravi rivoltosi, vogliamo buttare via in spregio al pensiero comune.

In effetti è un po’ perdere tempo evidenziare come non sia politicamente spendibile un voto ad un partito che già promette alleanze con Silviuccio nostro. Un alleanza che di fatto si configura come subalterna e poco autonoma. Con tutte le conseguenze che ci si possono immaginare. Anche storiche diremmo.

Come è perdere tempo la considerazione del fatto che nella Lega convivano due anime : quella Salviniana e quella Maroniana. Una votata ad un sovranismo di facciata, l’altra radicalmente secessionista. Non è dato sapere quale sia quella egemone; forse la Salviniana fino a quando garantisce le poltrone. Entrambe comunque informate all’idea di Stato Minimo. Flat Tax, Minibot, regionalismo, privatizzazioni i mantra leghisti. D’altronde devi soddisfare il tuo primo elettore: quello con la fabbrichetta, la barchetta e che butta nell’umido le orecchiette con le cime di rapa o il kebab.

Dalla padella UE alla brace nazional-liberale il salto è brevissimo. Questo finto patriottismo che ha come base, in fondo, la constatazione che non si sta mai bene a Sud di un qualcuno che detta le regole. Meglio mettersi il vestito migliore per accedere all’Europa che conta, magari sognando di diventare un land crucco, mollando la compagnia stracciona degli italiani pizza-mandolino-mamma.
E dunque dagli all’Europa delle Banche, all’internazionalismo progressista ma non una parola sulla libertà della circolazione dei capitali. Maastricht ok ma padano.

Riguardo poi alla libera circolazione di persone, si può tranquillamente dire che è la base di legittimazione politica della Lega. Nel senso che se si contingentassero gli sbarchi, i simpatici leghisti perderebbero buona parte del loro programma. Del resto la Bossi-Fini mica si chiama così per nulla: molti immigrati, molto onore. Dunque anche qui una battaglia di facciata, spendibile tra le fila degli xenofobi padani che “vegnen chi a rubà el laurà a numm”.

Diciamocelo, infine: il pessimo tentativo di allargare il consenso anche tra i Terroni con “Il Sud con Salvini” è stato osteggiato primariamente da correnti interne al partito, oltre all’evidenza del fatto che in meridione se lo sono cagato veramente in pochi. Quindi pomodori marci a Napoli e indignazione feroce a Pontida: la scommessa salviniana è quasi costata il premierato.

Il borghismo dunque ha attecchito poco nel radicalismo leghista, risultando solamente propedeutico alla cooptazione di quelle frange “sovraniste” disperse e spaurite, sballottate tra gli estremismi antiUE di CasaPau e di quello stalinista di Rizzo. L’approdo centrista dell’antieuropeismo poteva fare da coperta di Linus. E lo ha fatto, per i diversamente democratici.


Ma noi siamo populisti e non ci facciamo fregare dalle sirene. In questo mondo di falsa politica il nostro fiore all’occhiello è l’irrilevanza.

mercoledì 20 dicembre 2017

Aste Immobiliari greche


Ultime notizie dalla Grecia: ‘’Il coltello alla gola di un disoccupato per un debito di € 1.319 e 10 centesimi è stato posto dall'agenzia delle entrate della città greca di Agrinio, procedendo al sequestro forzato della sua proprietà, che è la sua prima residenza.’’

L'incidente è diventato noto dal sito di Agrinio (agrinionews.gr) e presto la notizia ha invaso internet in un periodo particolarmente delicato per quanto riguarda il modo in cui il governo greco affronta persone che sono ai limiti della sopravvivenza.

Ci sono migliaia di tali sequestri, il cui scopo principale è intimidire coloro che hanno debiti all' Amministrazione fiscale, per andare a pagare o per entrare in un accordo.

Secondo una legge votata dal governo greco alcuni mesi fa, è previsto che le aste immobiliari per debiti non pagati all’ufficio delle entrate possano ora essere effettuate con prezzi di partenza non sulla base del valore di locazione degli immobili, ma sulla base dei valori del mercato fondiario che attualmente sono molto piu inferiori, come nel caso di Agrinio.

Questa legge lascia la prima casa praticamente priva di protezione. Ormai potrai perdere la tua casa per un debito che non supera i 500 euro. E la potrai perdere con un solo ‘’click’’, dato che il governo, sotto gli ordini della troika, ha stabilito nuove misure: aste online.

Ma questo ‘’tsunami’’ dei prestiti rossi non è per colpa delle famiglie popolari che hanno preso mutui per costruire una casa per la loro famiglia, ne colpa degli agricoltori o dei piccoli imprenditori che hanno ricevuto prestiti per salvare le loro imprese.

Unici responsabili sono le banche-strozzini che vendono prodotti diffettosi con dei costi nascosti e le politiche di austerità estrema dei memorandum, imposte dalla Comunità Europea, cha hanno strangolato ogni opportunità di rimborsare i prestiti.

Il debito pubblico, che si gonfiava per salvare le banche con la continua ricapitalizzazione scandalosa, è stato caricato sulle spalle degli strati popolari.
Nonostante tutto, esiste una rete di solidarietà sociale molto forte che si organizza manifestando contro le aste elettroniche ed effettuando seminari aperti a tutti nella zona storica di Exarcheia di Atene, con lo scopo di divulgare i termini legali ed economici di ogni annuncio d'asta in modo che alcuni concetti siano compresi da sempre più gente solidale. Una conoscenza che sarà poi trasferita sulla fronte delle loro lotte.

Un po’ di tempo fa, il gruppo dei hackers così chiamati ‘’Anonymous Greece’’ hanno hackerato il sito della pubblicazione elettronica delle aste e della Banca di Grecia, e hanno pubblicato gli archivi della Banca di Grecia e del Ministero dell’ Interno.


Finora il movimento contro le aste delle case ha raggiunto risultati tangibili a favore degli interessi popolari e, sulla base di questi risultati, è riuscito a cancellare la maggior parte di esse.

Olga

giovedì 26 ottobre 2017

Noi stiamo con il Popolo


In quanto Populisti noi siamo con il Popolo, siamo il Popolo.

Non la “Gente” come spregiativamente viene etichettato, ma con il Popolo.

Quello che soffre, che lotta, che sbaglia, che puzza.

Quello sporco, menefreghista, impaurito, terrorizzato dal presente e dal futuro.

Quello condannabile per gesti orrendi, quello ignorante negli atteggiamenti e nei pensieri, quello individualista, quello ricattatore.

Perché per noi ogni manifestazione del Popolo, soprattutto quelle nelle quali dimostra la sua peggior natura, è un grido di dolore, di sofferenza, di richiesta di aiuto.

Non siamo come quelli che vogliono educarlo con massicce dosi di olio di ricino, di propaganda, di retorica qualunquista, di intellettualismo.

Per noi il quindicenne che non conosce la Storia Occidentale recente e ne usa la vergogna per 
autodeterminarsi all’interno di un gruppo è una parte di Popolo da salvare, anche con la condanna e la reclusione. Ma riteniamo che sia da salvare anche il quindicenne che subisce un sistema scolastico utile solo a farne un “drogato” di efficienza e competitività piuttosto che un uomo ed un cittadino.

Per noi chi sostanzia nella pratica l’idea che esista una sudditanza femminile all’imperio maschile è una persona a cui bisogna insegnare la comunanza, la condivisione, la socialità. Magari anche coercitivamente. Ma riteniamo che lo si possa fare solo se a tali persone presentiamo una società equa, partecipativa, accogliente, sensibile ai bisogni ed alle paure.

Condanniamo chi, del Popolo, non vuole pagare il prezzo economico della partecipazione ad un sistema sociale, ma è per noi necessario allo stesso tempo evidenziare come tale prezzo, tale partecipazione sia iniqua, sperequativa e vessatoria in favore di elites il cui approccio alla socialità è ben peggiore.

Rifuggiamo i giudizi che verso il Popolo vengono gettati dall’alto, da salotti profumati ed esclusivi, dalle cattedre universitarie classiste, dal benessere nepotista. Nessuno di questi signori può permettersi di valutare le azioni popolari dalla sicurezza della propria posizione.

Questi signori dovrebbero sapere che “Odio genera Odio” e che commettono lo stesso errore del quindicenne di cui sopra: la Storia va studiata, analizzata, compresa.

Tutto ciò è già successo.

Noi stiamo con il Popolo, per creare un argine, per incanalarne le forze verso uno sforzo migliore.


Perché sappiamo cosa può fare un Popolo se messo con le spalle al muro.

Roberto

lunedì 23 ottobre 2017

L'indipendenza delle banche centrali e la faccia come il culo.




Sul caso di Renzi e della sua maggioranza che attacca il governatore della Banca d'Italia Visco crediamo che in questi giorni si siano spese fin troppe parole, ma praticamente nessuna di buon senso.
Sentiamo il bisogno di fare chiarezza su quello che riteniamo essere il vero significato politico di questa vicenda.

Cosa fa la malavita organizzata coi propri "becchini", quelli che ripuliscono e fanno sparire le "prove" delle malefatte dell'organizzazione, quando si comincia a subodorare una possibile malaparata?
Le organizzazioni malavitose in questi casi rischiosi si mettono di solito al riparo dai rischi di essere sgamati, facendo sparire il "becchino" e con lui il ricordo delle prove.
Questo è il vero significato di questa vicenda, perché è chiaro che tra la crisi senza fine del Monte dei Paschi di Siena, di Banca dell'Etruria e sulla schifezza delle banche venete salvate mettendoci 17 miliardi di euro di soldi nostri ma applicando come sempre il principio della privatizzazione degli utili e della socializzazione delle perdite, il governo e Renzi hanno pesantissime responsabilità politiche. [ responsabilità politiche e giuridiche sono cose diverse. Delle seconde si occupa attualmente la commissione parlamentare d'inchiesta, anche se averla fatta presiedere da Casini mostra solo una volta di più la volontà di strangolarne a priori i possibili esiti politicamente scomodi ]
E' infatti notorio che alcune di queste cordate bancarie sono state anche supporter e bancomat dell'ascesa politica della cordata toscano-bancaria facente riferimento allo stesso Renzi e alla Boschi.
Nello stesso tempo è chiaro che chi avrebbe dovuto controllare ha spesso chiuso un occhio e a volte anche tutti e due.
Insomma, da una parte è solare la malafede politica del governo ma contemporaneamente è indifendibile anche il governatore della Banca d'Italia.

Questo è a nostro avviso il senso profondo del tentativo di Renzi di silurare il governatore Visco.

Da questa vicenda, come già detto, la deduzione generale e di principio che dovrebbe riguardare sempre tutti è che la storiella dell'indipendenza della Banca Centrale di un Paese è sempre stata niente altro che un paravento per nascondere "dipendenze inconfessabili"; questa cosa si sana soltanto con una ritorno ad un rapporto di dipendenza sano, a viso aperto, con un mandato politico e obiettivi chiari da perseguire, che siano legittimati da un consenso popolare apertamente espresso.
Il caso di cronaca che abbiamo di fronte però ci dice anche qualcosa sull'intero scenario politico italiano.

1. Il PD è chiaramente il terminale politico e la fogna del potere finanziario. Un popolo alle spalle non ce l'hanno più: solo banche e clientele territoriali. Fine della favoletta.

2. M5S vedremo se saprà approfittare di questa fatto che spiega moltissimo; ma visto che in prossimità delle elezioni hanno deciso di democristianizzarsi totalmente, tenderemmo ad escludere che riescano a balbettare alcunché di rilevante, astenendosi dal segnare un rigore a porta vuota.
E anche questo la dice lunga...

3. Cdx e Lega silenti, perché per loro in fondo tutto questo è normale; in altri momenti il lavoro sporco del PD lo hanno svolto loro e a breve torneranno a svolgerlo, tutti insieme appassionatamente.
Una prece per gli imbecilli che li considerino in qualsiasi modo alternativi.

4. Le sinistrine non si sono accorte di nulla perché sono impegnate nei litigi unitari.
Ormai sono totalmente estranei e avulsi dal pianeta terra.

5. La Falcone fa assemblea.

6. MDP nonché Montanari ( ma non poteva rimanere a occuparsi di storia dell'arte? ) buoni unici in questo scenario che sarebbe ridicolo se non prevalesse la dimensione tragica, invece di accusare il PD di seppellire morti e prove, dopo aver fiammeggiato contro l'indegnità dell'operazione si astengono ( ma dai? ) e argomentano sostenendo la necessità dell'indipendenza della Banca Centrale.
Insomma, i d'alemaniani confermano di essere niente altro che il "partito tedesco", scissione del PD da destra, e Montanari di non averci capito una beata fava.
Cioè adottano l'unica posizione totalmente indifendibile e in assoluto quella più pro status quo.

Ma di che cazzo stiamo parlando?

Il Collettivo Populista UPUC.