mercoledì 7 marzo 2018

Analisi del voto parte #1: SBAM!

Alla fine si è votato e in un paese nel quale da troppo tempo non accade sostanzialmente nulla se non la crescita della rassegnazione alla morte per inedia, è finalmente successo qualcosa, qualcosa di grosso, ed un vigoroso SBAM riecheggia tutto intorno.Aspettiamo che escano nuovi ed ulteriori dati, in particolare per quanto riguarda la composizione sociale del voto, per scrivere cose serie e analitiche pur nei limiti della nostra orgogliosa irrilevanza e cazzonità.
Constatiamo però due fatti, uno cattivo e un altro buono.
a) non hanno vinto "i nostri", che del resto alle elezioni non erano ancora candidati ( colpa anche nostra non essere ancora riusciti a fare il partito dei nostri, non ci chiamiamo fuori dal senso profondo di un ampio fallimento )
b) tuttavia il "nostri nemici" si sono presi un clamoroso treno in culo, neanche messo per dritto ma di traverso, che si ricorderanno parecchio a lungo, avviando anche il processo di pasokizzazante del PD, il partito canale di scolo della Storia, che ci auguriamo rivelarsi processo rapido ed irreversibile.



Constatiamo infine che il voto del popolo è stato un voto squisitamente di classe.
Purtroppo chi ha vinto non crediamo abbia il profilo e il programma per interpretare e dare uno sbocco politico sottoscrivibile a una rivolta di classe e questo molto ci rattrista.
Tuttavia ciò rende evidente come noi, il popolo che lo piglia nel sedere e sta sotto il tacco dei culialcaldo, abbiamo molta più consapevolezza e coscienza - nonchè di unitarietà d'azione - dei cosidetti "partiti" di cosidetta "sinistra".




Così ci prendiamo la libertà e il gusto - noi che viviamo a Milano e Hinterland cioè un posto orribile di gentrificazione, espulsione dei poveri dal tessuto cittadino e +Europa di Emma Bonino che prende l'8% contro il 2,5% di media nazionale sventolando a viso aperto una retorica elitista e un programma stragista che ci vuole morti senza giri di parole - di perculare come meritano le scomposte grida di dolore e rancore che s'alzano dai locali più in nei quali si consumano gli aperitivi della locale borghesia progressista ( che sarebbe ben comodo illudersi voti soltanto Pisapia cioè PD corrente radical chic, coprendo invece tutto l'arco della melassa sinistrista arrivando fino a potere al popolo compresa, anche se naturalmente corrente europeista ).

la sinistra italiana che analizza il risultato elettorale

Per quanto riguarda i commenti al risultato elettorale siamo di fronte ad autentici episodi di schizofrenia politica: episodio per Lim(cazzate)-->+∞

- A quelli che di colpo si sono svegliati gridando "all'ingovernabilità", piddini e berlusconiani di antica fede ma oggi prevalgono i primi, signori, non vi viene il dubbio che scoprire questo "problema" oggi dopo aver fatto spallucce, anzi aver propagandato per anni che "va tutto bene madama la Marchesa" mentre il paese perdeva 1/4 della produzione industriale e la disoccupazione U6 arrivava al 30%, vi qualifichi tendenzialmente come delle merde disposte a camminare sui morti per la prosperità dei vostri portafogli di parassiti sociali?
No?
Beh, fatevelo venire questo dubbio, perchè questo è ciò che pensa di voi l'ampia maggioranza di questo Paese e al momento avete soltanto incassato un vaffanculo nelle urne perchè la pace sociale ha tenuto, ma al prossimo passo salta la pace sociale e si tira fuori corda e saponetta. Di pali, in giro, ce ne sono tanti.

- A quelli che di colpo si sono svegliati gridando "all'ingovernabilità", piddini e berlusconiani di antica fede ma oggi prevalgono i primi, signori, vi siete dimenticati che questa legge elettorale che ha favorità l'impasse l'avete tanto per cambiare scritta voi?
L'avete imposta al parlamento e al paese a tappe forzate e colpi di maggioranza e voto di fiducia, dopo averne pure negoziato i termini con quelli che poi rivendete nella vostra propaganda come "arcinemici", Lega compresa.
Vi siete già scordati?
Se dalle urne esce uno stallo è inutile prendersela con il popolo e come legittimamente ha votato.
Il primo problema da rilevare è invece il problema con gli inetti e paraculi che si sono scritti la legge elettorale per danneggiare un solo nemico - il che è già sintomo di una concezione angosciante di democrazia - ma ai quali il trucchetto ha finito per esplodergli in faccia perchè si ritengono statisti mentre sono solo una masnada di irresponsabili cazzari e poveri coglioni.
Irresponsabili e poveri coglioni certificati con tanto di laurea alla Bocconi, la quale di solito non certifica molto più che questo. ( élite culturale de che? Sono 30 anni che farfugliate puttanate. Avete fallito anche come pseudo intellettuali )

- A quelli che ancora insistono nel dire che siamo in questa situazione perchè gli italiani hanno sbagliato a votare "no" al precedente referendum e che conseguentemente omettono anche di ricordare di essere i responsabili politici dell'attuale impasse targato Rosatellum che è sempre figlio legittimo loro - e questi sono proprio tutti piddini anzi renzyoti per essere più precisi - segnalo che con le attuali percentuali nelle urne elettorali, con la vostra costituzione per fortuna bocciata al referendum e la collegata precedente legge elettorale denominata Italicum, adesso staremmo aspettando di celebrare il secondo turno elettorale per decidere a chi consegnare il 55% dei seggi.
Ad un centrodestra per il 55% internamente composto dalla Lega di Salvini, o al m5s capeggiato da Di Maio e secondo la vostra propaganda elitista sostenuto da un 32% del paese composto essenzialmente da sub-umani.
I quali, dopo tale secondo turno, avrebbero avuto ampi margini per governare con carta bianca, regime monocamerale ipervelocizzato, completa subordinazione dei gruppi parlamentari all'esecutivo, un parlamento composto da soli 4 partiti, e la facoltà unilaterale di scriversi e imporre a maggioranza anche lo statuto delle opposizioni.
Ci avete portati sull'orlo di una dittatura e ancora vi lamentate che gli italiani avrebbero sbagliato a mandarvi a farvi fottere?
Siete meravigliosi

- A quelli che OGGI si svegliano e dicono "cazzo, siamo in un paese razzista, siamo in un paese di destra" - e qua siamo prevalentemente in quell'ambito di sinistra pseudoradicale e petalosa - vorrei chiedervi se allora fosse ragionevole considerare di sinistra chi ci ha segato la pensione, sottratto l'articolo 18 e ha privatizzato tutto?
Anzi, resta sinistra anche se e quando un po' di petalosità radical viene accompagnata da una vigorosa lotta di classe dall'alto verso il basso?
Cioè in pratica per voi liberale/liberista=sinistra?
Va bene i disastri del movimentismo, ma è ora che vi diate una svegliata perchè questa non è nemmeno "falsa coscienza", ma idiozia netta e schietta! ( 1!!!11!1!! )
In pratica per voi "sinistra" è solo w i gay e retorica immigrazionista e il resto non conta?
Al punto che preferite omettere di ricordare che l'effettivamente oscena legge Bossi-Fini che, clandestinizzando in modo indistinto gli immigrati insieme alla precarizzazione delle forme contrattuali, mette questi ultimi in condizione di estrema ricattabilità trasformandoli in un gruppo sociale che esercita forte spinta ribassista sui salari dei nativi e che quindi andrebbe abolita subito, è invece una legge con la quale il PD e sodali hanno convissuto negli ultimi 7 anni di governo senza nemmeno provare ad abolirla?
Vorrei segnalarvi, care anime candide, che se i ceti popolari votano molto più lega che sinistra radicale, è innanzitutto per colpa vostra, in odio al vostvo spudovato elitismo vadical, il quale tale rimane anche se siete adusi chiamarvi "compagni" quando vi ritrovate in branco.

Uscite da questa sindrome di Stoccolma, smettetela di vivere imprigionati dalle sbarre forgiate con le cazzate che voi stessi vi siete costruiti intorno.

benpensanti di sinistra in presenza di persone normali con problemi normali



Brevi considerazioni sulle strutture organizzative di impegno sociale e politico



Sempre più marcatamente, nelle riunioni di UPUC, viene a emergere l’elaborazione di un pensiero concreto e definito sulla necessaria struttura organizzativa di un nuovo soggetto socio-politico.
Quel soggetto di cui noi auspichiamo la nascita e che nella nostra irrilevanza cerchiamo di creare, cercando sponde e collaborazioni.

Ogni persona del collettivo ha, nel suo bagaglio di esperienze, la partecipazione ad un progetto aggregativo nel cui programma ha trovato ampia condivisione in relazione alle proprie idee.
Quello che è successo in tutti i casi di attivazione personale è stato però quello di scontrarsi con la struttura organizzativa del progetto nascente, rivelatosi successivamente verticistico, personalistico, centralizzato ed egemonizzante.

Non è bastato dunque l’impegno, l’abnegazione e la condivisione che ognuno di noi ha profuso per il progetto. Ogni azione “non conforme” all’elaborazione concettuale della “testa pensante” veniva stroncato e demonizzato. Neanche la chiara consapevolezza che un soggetto plurimo neonato debba necessariamente essere difeso dalla disgregazione in se latente poteva avvallare l’accettazione di questo centralismo, democratico poi solo a parole.

La consapevolezza che uno delle maggiori colpe della mancata creazione di un massiccio e coeso soggetto socialista popolare sia stata proprio la verticalizzazione delle aggregazioni nate negli ultimi tempi è condivisa da ogni componente del collettivo.
Il risultato di queste esperienze è dunque l’elaborazione e la messa in atto di un progetto orizzontale, condiviso, che dia spazio alla partecipazione delle persone in relazione all’ambiente sociale di appartenenza.

Progetto che debba anche incentivare l’elaborazione di concetti metapolitici che teorizzino un percorso politico nuovo, identificante e conseguentemente aggregante.

Il progressismo (di sola facciata) ha fallito, piegandosi alla struttura globalista liberale, che, nella sua fase di crisi e decadenza, fa da sponda, incentivando l’impoverimento generalizzato, alla rinascita di pulsioni reazionarie. In questo marasma sociale le istituzioni, nell’estremo tentativo di difendere se stesse, accentuano il proprio attivismo burocratico vessatorio prestando ulteriormente il fianco alla visione liberista della società che entra proditoriamente nelle speranze di chi, fino a ieri, si considerava difensore della struttura sociale costituzionale basata sull’eguaglianza sostanziale.

Questa deriva deve essere fermata.

lunedì 26 febbraio 2018

Gollum

Visto che ci sono dei ragazzi intenzionati a votare il partito +Europa in quanto è il partito "più science oriented" (che nel nuovo linguaggio, vuol dire soltanto che si oppone alle bufale scientifiche) o quello "più attento ai diritti civili"... vorrei fare un ultimo disperato tentativo di convincere questi ragazzi a NON votare questo partitaccio.
Se siete già molto ricchi (e non avete quindi bisogno di lavorare per esistere), non avete motivo di non votarlo... con il partito +Europa, le cose possono solo andare meglio per voi.

Per tutti gli altri, conviene che continuino a leggere.


Ora, converrete con me che per essere "science oriented" e "attenti ai diritti civili" è necessario esistere... per esistere è necessario mangiare, avere una casa, dei vestiti, una buona salute ecc... e per avere tutto ciò, è necessario lavorare!
Cosa centra con tutto ciò il partito +Europa? Questo partito ha infatti come obiettivo quello di CONGELARE la spesa pubblica (al fine di risolvere il "problema" del debito pubblico): congelare la spesa pubblica significa che lo stato non deve più spendere un cazzo di niente in sanità, istruzione, servizi ecc...

Vuol dire che tutte queste cose verranno selvaggiamente privatizzate e quindi, se volete curarvi, studiare ecc... dovrete pagare profumatamente tutto ciò (specie se volete cure, istruzione e servizi di alta qualità). Ora, se siete pieni di soldi fino al buco del culo, questo non sarà un problema per voi... se invece siete poveri come la merda, allora continuerete a impoverirvi sempre di più e sarete costretti a "tirare la cinghia" (cioè a comprare meno).
Il vostro "tirare la cinghia" farà calare la domanda e, di conseguenza, le aziende venderanno poco, andranno sempre peggio e non assumeranno più persone (o le assumeranno con contratti schifosi). Tra le persone NON assunte (o assunte con contratti schifosi), probabilmente ci sarete voi, che continuerete a comprare sempre di meno (dal momento che, come dice la Bonino, "non è il momento di comprare il motorino").
A questo punto la vostra vita farà schifo, ma potrete pensare "beh, ma almeno potrò godere dei diritti civili e il paese sarà science oriented". In realtà no... perché se tu sei povero e omosessuale, non sarai un gay integrato nella "società civile": sarai sempre un ricchione di merda, bullizzato nei quartieri popolari.
Per quanto invece riguarda la scienza, dal momento che non avrai i soldi per pagarti le cure della "vera scienza", dovrai per forza affidarti ai rimedi della nonna (o alla stregoneria).

Ora vi ho avvisato ragazzi... vedete un po' voi quello che volete fare.

venerdì 16 febbraio 2018

L’esperienza del Frente Amplio cileno e l’anima smarrita della politica italiana





L’ultimo mercoledì di gennaio, presso la Casa della Cultura di Milano è intervenuto Tomás Hirsch, storico esponente umanista appena eletto deputato in Cile, che ha raccontato l’esperienza cilena durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni, presidenziali, parlamentari e regionali. Il risultato elettorale per il suo gruppo è stato: 20 deputati, 1 senatore e 21 consiglieri regionali e addirittura la giovane candidata presidente Beatriz Sánchez, ha superato il 20% dei voti. Considerando la pessima campagna elettorale dei vari partiti nostrani e dopo aver osservato, i modelli organizzativi dei vari gruppi politici del sottobosco, ascoltarlo, è stato davvero una ventata d’aria fresca, anzi vi dirò, soffiava la BORA.


STORIA_ Secondo Tomás in Cile negli ultimi anni, il modello neoliberista è stato venduto dal mainstream come una forma di successo. Però gli anziani che hanno difficoltà ad andare in giro per il mondo, non potevano raccontare in realtà casa gli stava succedendo. Anche l’immagine dell’educazione scolastica veniva venduta, da chi riceveva privilegi economici, come vantaggiosa quando in realtà i giovani andavano all’università e poi si ritrovavano con un indebitamento a vita (dal 2006 al 2011). Poi è caduta la maschera che si era installata come immagine nella mente delle persone, e sono arrivati in superficie tutti i legami tra i politici e gli imprenditori e ciò ha portato ad uno scandalo. Le persone comuni non credevano più alle forze politiche, tutto era screditato. In questo disastro oltretutto avevano cambiato anche il sistema elettorale e se non si faceva parte dei due schieramenti principali, si rimaneva fuori dalla rappresentanza. Il “Frente Amplio” cileno che si è creato successivamente a questo disastro, raffigurava così una vera speranza; esso rappresenta il risultato che da soli le cose non si possono cambiare e che è necessario uscire dall’individualismo costruito dal neoliberismo. Quindi prima delle elezioni, c’erano tre progetti politici: 1- la destra che voleva mantenere il modello neoliberista, 2- la coalizione di sinistra che voleva riformare questo modello (ritoccando ma non trasformando il modello neoliberista), 3- il fronte ampio che voleva una trasformazione politico sociale.

IL FRENTE_ Lo storico continua poi con la sua descrizione spiegando le caratteristiche del fronte ampio cileno e perché ha ottenuto frutti inaspettati. Afferma che il fronte è il risultato della speranza per ottenere una trasformazione e che rappresenta il riflesso di un modello che ha iniziato ad aprirsi. Nel fronte ci sono diverse organizzazioni, Marxiste, Gramsciane, Socialiste, Umaniste ecc. (non solo di sinistra) che cooperano insieme. Per far stare insieme tutte queste forze e non far cadere tutto, era importante costruire un PROGETTO FUTURO NUOVO, più che dare assoluta importanza all’origine del pensiero di ogni singolo gruppo (ciò comunque non significava abbandonare o non considerare gli insegnamenti passati). Questa rete tra movimenti sociali e forze politiche, ha cercato di costruire un progetto di società A LUNGO TERMINE e su questo argomento si basava la campagna elettorale che comunque si doveva fare. All’interno di questa organizzazione, non è mai successo che un gruppo fosse considerato meglio di un altro, si dava valore alla diversità, si dialogava, pur avendo posizioni diverse. È stato adottato un sistema dove il risultato doveva andare bene a tutti e rappresentava un processo per continuare.

Durante la campagna, gli elettori hanno percepito e apprezzato nei candidati: l’onestà, la trasparenza, la coerenza, il dire quello che si sa (ammettendo anche ciò che non si sa), il fatto di vedere figure vicine ai cittadini e anche giovani. Di Beatriz Sánchez hanno visto ad esempio che era femminista per davvero, non per i voti e per moda, e il suo comportamento era vero, non era marketing da agenzia pubblicitaria e durante la campagna le erano vicine le persone care con naturalezza. LA RABBIA DEGLI ELETTORI SI È TRASFORMATA COSÌ IN SPERANZA. Anche se c’è ancora una maggioranza che non ha votato e non partecipa, ora è cambiato l’atteggiamento di queste persone che stanno attente al comportamento del Fronte e quando vengono rilevati errori, vengono ammessi pubblicamente. Se per caso LE DECISIONI DOVESSERO ESSERE PRESE AL VERTICE del movimento, le persone iniziano con un pressante bombardamento critico.

Olga (membro del nostro collettivo) ha avuto l’occasione di ascoltare Thomas qualche giorno prima di me ed è stata colpita molto dal ripetuto concetto “Senza gli altri non siamo nulla e non andiamo da nessuna parte” e dall'aspetto della convergenza della diversità che è considerata un punto fondamentale all'interno del movimento. Tutte le voci infatti, vengono ascoltate e nella pratica c’è un’organizzazione tale e una comunicazione così aperta da permettere a tutte le forze della coalizione di avere un’alta probabilità di eleggere almeno uno candidato. Un altro aspetto fondamentale evidenziatomi da Olga è che il movimento ha lavorato tantissimo sul territorio, sono scesi per strada e sono riusciti in 7 giorni, con un’attività continua dalla mattina alla sera, a parlare con le persone ed a ottenere in pochissimo tempo 700 tesserati che si sono sentiti veramente ascoltati. I membri del fronte sono risultati quelli che: non avevano fretta di candidarsi, della porta accanto, non cercavano di creare liste all'ultimo momento e avevano in mente il futuro. Ovviamente la loro prospettiva era quella di creare una trasformazione, entrando nelle istituzioni.

RIFLESSIONI_ Tornando a mercoledì sera, durante il dialogo con lo storico, è intervenuto Vittorio Agnoletto che può piacere o meno però ha specificato un aspetto interessante e cioè che è necessario ricostruire una questione etica di tipo relazionale fra le persone e che se non ci sarà questo, non ci sarà cultura di sinistra. Purtroppo non sono riuscita a rimanere fino alla fine della conferenza, ma il tempo a disposizione mi è bastato per capire che le problematiche cilene descritte all'inizio, sono simili a quelle italiane. Da noi ha preso sopravvento l'ordoliberismo dove lo Stato interviene sul mercato in favore di finanza, multinazionali e la grande industria e non agisce per garantire la piena occupazione, lavoro e il bene per la collettività come indicato nella nostra Costituzione del ‘48. La legge elettorale non è più proporzionale e la politica ha perso completamente credibilità. Ci sono delle differenze rispetto la situazione cilena, qui da noi i politici si considerano semplicemente come dei corrotti e ladri quando in realtà oltre a questo, c’è molto di più, SONO COMPLETAMENTE ASSERVITI AI MERCATI FINANZIARI e lo stesso movimento Cinque Stelle, speranza per qualcuno, si è rivelato liberista. L’impresa per il movimento Cileno è stata comunque molto faticosa perché il Cile aveva subito la dittatura fino a poco tempo fa e le persone erano veramente arrabbiate. Per noi invece è passato più tempo da quel momento e ad un certo punto, avevamo veramente tanto, potevamo applicare la nostra Costituzione del ‘48 ma non solo non l’abbiamo fatto ma siamo anche riusciti a perdere tutto. Come diceva un nostro padre costituente Piero Calamandrei “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. Per me la Costituzione del ‘48 è la più alta rappresentazione della nostra cultura, nata da DIVERSE FORZE POLITICHE che avevano un desiderio di rinnovamento assoluto e di rifiuto del passato.

Mi piacerebbe a questo punto che si prendesse in considerazione, in Italia, l’organizzazione e la comunicazione del Fronte ampio cileno, per riportare al centro la nostra Costituzione ma come fare se: c’è chi non ha capito neanche chi sta provocando questa crisi economica, ci sono persone che hanno PAURA di muoversi per non essere marchiati a fuoco con la dicitura “De destra”, c’è chi non rispetta la diversità, mancano le relazioni umane, c’è sempre qualche gruppo che vuole egemonizzare e sentirsi di più degli altri, ci sono all'interno delle organizzazioni politiche, persone al vertice che pretendono di comandare senza considerare la base, senza conoscere il territorio e infine la maggioranza delle forze politiche ufficiali rappresentano solo il male.

Non sarà facile 
Federica

lunedì 12 febbraio 2018

Atene. Piazza Syntagma. La protesta nera del 4 Febbraio e l’insalata di Macedonia..




"L'unica cosa certa è che lavorerai fino alla morte..però la Macedonia dove sarai sepolto sarà greca"...
Domenica scorsa ad Atene, decine di migliaia di persone hanno protestato contro il possibile compromesso del governo greco con quello della Macedonia sul nome di questo paese. Molti dei manifestanti indossavano i costumi degli "eroi delle guerre macedoni" tenendo da una mano le immagini di Alessandro Magno e dall’altra la icona della Vergine Maria. Urlavano ‘’Alessandro Magno è nostro’’, accanto a membri dell’ Alba Dorata vestiti in nero e varie organizzazioni di estrema destra.
Perché protestavano?
Ma per non includere il termine "Macedonia" nel nome dello stato di Skopje.
Al momento che il nome in questione è già stato riconosciuto dalla Grecia – più di 25 anni fa - come "Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia".
'’La Macedonia è greca!'
La Macedonia è greca, ma la sua area geografica non è solo in territorio greco. Che i Macedoni erano greci solo uno sciocco può negare. Lo scrive esplicitamente Erodoto, anche se gli storici successivi hanno ignorato i Macedoni, forse perché la struttura della loro società era diversa rispetto a quella della Città-Stato. Da allora sono trascorse migliaia di anni. Le etnie slave arrivano nella zona molto più tardi. Con il trattato di Bucarest del 1913 firmato da Eleftherios Venizelos, fu risolta la questione del confine e parte dell'area geografica macedone passò alla Serbia e la Bulgaria. Molti anni dopo Tito cercando di creare un'identità unificante ha creato la Repubblica di Macedonia, che, tuttavia, fu stata accettata dal governo greco nel 1952. Nel 1977 le Nazioni Unite hanno accettato il nome Macedonia. La Grecia concordò nel 1994 con il nome composto Macedonia e nel 2008 fu di nuovo d'accordo che un nome contenente il nome Macedonia sarebbe stato accettato. Dopo di che, il nome è stato riconosciuto da 130 stati. Fine della storia.
In questo momento l'UE e gli Stati Uniti vogliono che la questione del nome sia immediatamente risolto, affinché l'ex Repubblica Jugoslava di Macedonia sia membro della NATO e dell'UE. Il partito della ‘’Nuova Democrazia’’ in Grecia, che ha accettato i doppi nomi, sta cercando di usare i manifestanti, trasformando la manifestazione in una manifestazione antigovernativa. Alcuni che amano le divise e il mondo militare hanno trovato l'opportunità di uscire dai loro nascondigli per parlare d'irredentismo, e i fascisti dell’ Alba Dorata vivono il loro sogno per tornare in evidenza e per legalizzarsi negli occhi della folla. Il governo Tsipras cerca di distrarre la opinione e di direzionare l’attenzione pubblica altrove, e i media svolgono il gioco dei loro capi, creando polarizzazione e odio. In tutto questo ci si dimentica che la Macedonia dipende fortemente dalla Grecia per la sua sopravvivenza, ha un 25% della popolazione di origine albanese che vorrebbero unirsi alla Grande Albania ed ha molto più da guadagnare da una buona relazione con la Grecia.
Al raduno di Domenica 4 Febbraio ha parlato anche Mikis Theodorakis, compositore e politico greco, e punto di riferimento per l'opinione pubblica di sinistra, che ormai ha 93 anni. Ha parlato del futuro, seduto nella sua sedia a rotelle, lanciando minacce contro Skopje. "La peggiore forma di fascismo è quella di sinistra’’ ha detto Mikis, uno dei ‘’Dei’’ della Sinistra Greca, certamente intendendo il governo di SYRIZA-ANEL. E questa sua frase ha fatto molto felici i membri dell’Alba Dorata che sorridevano sotto il palco. Chiudendo il suo discorso, ha sottolineato che i Greci dovrebbero essere uniti per sconfiggere Skopje e i nemici della nazione.
Le frasi più provocatorie di Mikis Theodorakis sono state ovviamente le assurdità che ha fatto sul fascismo di sinistra. Ma le frasi più tristi che ha detto riguardavano il tentativo di lusingare questo popolo caduto, il quale ha cercato di rappresentare come un eroe, ispirandolo ad essere incompatibile. Questo popolo non è affatto eroico, ma manifesta solo a condizione che la sua protesta non abbia alcun senso. Fino ad allora, vive umiliato e ringrazia anche e suoi oppressori. Poiché il governo non è riuscito a invertire il corso della degradazione del morale della gente comune che vive umiliata, si verifica come conseguenza naturale il peggio che uno potrebbe mai immaginare: arriva il nazionalismo per ripristinare l'orgoglio di tutti questi ego feriti.
La ricetta ideale per la crescita del nazionalismo esiste in molte parti del mondo: la povertà economica, la disgregazione delle strutture sociali, l'esposizione della popolazione nella sottocultura neoliberista, la profonda ignoranza della storia, la mancanza di figure affidabili nella vita politica, la piena riconciliazione con l'irrazionalità e l'oscurantismo.
E i Greci perché protestano? Quando la loro vita si stava sbriciolando e il loro paese era perso per sempre, loro dormivano. Ora sono usciti con le bandiere. Oramai è un po’ tardi. La Grecia attualmente non può sostenere né la propria politica estera né quella economica. È una colonia di debito con il consenso dei suoi governatori. Non c'è niente di più doloroso e triste che l’incapacità di un paese che va con precisione matematica verso il collasso completo, di uscire dal labirinto. La Grecia si sta preparando per il macello e i Greci la pagheranno molto cara. Le persone che non hanno osato di reagire mentre perdevano le loro case, ora si sentono orgogliosi perché discendono da Alessandro Magno. Il patriottismo però non è quello di gridare nelle piazze con la bandiera in una mano e l'icona della Vergine Maria nell'altra. Il patriottismo è fare qualcosa per rendere la vita delle persone nella tua patria migliore.
Chiudendo, vorrei condividere la testimonianza di una mia amica, giornalista indipendente, che era presente nella manifestazione.
"Eravamo alla manifestazione con altri colleghi Balcani. Una tristezza senza fine. Vi ricordo che circa due settimane fa il Parlamento ha fatto passare ancora un pacchetto di misure sanguinose, e non c’è stata nessuna reazione dalla parte della gente...soltanto una presenza minima "cerimoniale" per le strade.’’
‘’Oggi, sono usciti in piazza circa 150.000-200.000 persone per protestare contro un nome (senza trascurare l'esistenza di elementi nazionalisti in Macedonia per quanto riguarda la questione del nome - i nazionalisti sono sempre gli stessi, in tutto il mondo), mentre la Grecia è già venduta ai privati. Porti, aeroporti, telecomunicazioni (cioè pilastri della sovranità nazionale) sono stati venduti ai Tedeschi e i Cinesi ...’’
‘’C'era anche la "gente comune", portando le bandiere di Bisanzio, e blocchi dell’ Alba Dorata (penso che mi ha dato i brividi passare davanti dai fascisti)’’.....’’Veramente, l'era dei mostri: il mondo vecchio è morto, ma il mondo nuovo non è ancora nato.’’
Giannis Aggelakas – Il Rottame
‘’Chi piange dentro di me dicendomi, svegliati, non è un sogno la neve che ci brucia. Il povero fa il bravo se si sente colpevole. Dove sta andando questa ruota? Dove sta andando questo mondo che sta tornando sempre indietro? Dove sta andando questa notte che dura un’eternità e non finisce mai?’’

giovedì 1 febbraio 2018

Cinquanta sfumature di +Europa: tra sadomasochismo e nichilismo disagiato giovanile


Avete presente la prova ontologica di Sant’Anselmo da Aosta? Quella che, partendo dalla definizione di “sommo bene”, giunge necessariamente a postulare l’esistenza di Dio. Se invertiamo questa proposta filosofica, possiamo partire dalla definizione di “sommo male” e giungere necessariamente a postulare l’esistenza di +Europa.

L’elemento problematico di tutta la questione è che se l’esistenza di Dio non è auto evidente, il partito +Europa pare esistere per davvero!

Il nome, che somiglia molto di più a quello di un club sadomasochistico che a quello di un partito politico, è emblematico di tutto il loro programma: più Europa, più tagli alla spesa pubblica, più austerity, più patti di bilancio, più cazzi in culo.
Pare essere un programma per negrieri sadici e infatti la sua leader, la cara Emma Bonino (da decenni “donna di fiducia” in Italia del multimiliardario psicopatico George Soros), non si è risparmiata nemmeno questo: di recente, parlando di immigrati, si chiedeva chi è che avrebbe raccolto i pomodori e le olive in loro assenza.
In questo delirio ricordiamo però che la Bonino riconosce alcuni diritti fondamentali: ad esempio il diritto di suicidarsi, di sfasciarsi il cervello con le droghe e di abortire un figlio che non riuscirai a mantenere (o che non vuoi far vivere in un mondo così disgustoso come quello sognato dalla nostra Emma nazionale).

C’è da dire che però in questo partito io riconosco una certa coerenza, che in politica è diventata una merce decisamente rara: mentre quasi tutti i partiti “europeisti” dicono di voler cambiare l’Europa e di voler rinegoziare i trattati, il partito +Europa invece dice l’esatto opposto!
Sono europeisti ben consapevoli che Europa significa austerity e si compiacciono di tutto ciò: l’austerity, le privatizzazioni, i tagli alla spesa pubblica, il fiscal compact… sono tutti elementi che loro giudicano buoni e giusti!
Insomma, bisogna riconoscere a quelli del partito +Europa di essere davvero coerenti: coerenti nell’essere stronzi!

Ovviamente sono un partito che a livello di numeri contano davvero poco e niente (tanto che hanno dovuto appoggiarsi a Bruno Tabacci per presentarsi alle elezioni), ma si possono notare due cose particolarmente interessanti.
La prima è che il loro programma rappresenta il “vero” programma di tutti i partiti europeisti e di conseguenza possiamo dire che sono tutti quanti delle “sfumature” di +Europa. La seconda invece è che questo partito sembra concretizzarsi come il partito definitivo della Classe Disagiata!

La classe disagiata è quella nuova generazione di millennials cresciuta con il mito dell’Erasmus, della Smart Economy, degli inglesismi, dell’aperitivo in centro e delle serate fighette al Papete (con tanto di selezione all’ingresso). Questa nuova classe, falsamente progressista, ambisce alle sfere dirigenziali dell’economia, ma si sente bloccata dai “privilegi” dei pensionati e dei contratti a tempo indeterminato. I loro nemici sono i “vecchi di merda”, i fannulloni superprotetti, i populisti che rovinano l’Italia e bloccano l’ascesa sociale dei giovani: quindi che cosa potrebbe esserci meglio di un partito che vuole tagliare le pensioni, distruggere i diritti dei lavoratori e “riportare la credibilità in Europa”?
Il partito +Europa è il partito del nichilismo disagiato, quello che ne rappresenta al meglio i valori, le aspettative e le speranze: la sociopatia, l’autismo, l’individualismo, l’occidentalismo più bieco (mascherato sotto la facciata del cosmopolitismo), l’arrivismo, il culto della carriera… in una sola parola, il neoliberismo.


domenica 28 gennaio 2018

Nel segreto dell'URNA - 2 - Liberi e Uguali ( & foglioline )

il ceto medio riflessivo di cultura progressista, una classe in via di estinzione come il Dodo.

Per parlare di Liberi e Uguali e annesse foglioline si potrebbe partire dalla storia politica e personale dei personaggi che hanno dato le mosse a questa lista, tanto dal lato pci-pds-ds-pd quanto dal lato degli azionisti oggi di minoranza della lista stessa e dalla varia provenienza, che potremmo genericamente indicare come ex sinistra radicale.
Ma sarebbe pleonastico: tutti sappiamo di cosa questi personaggi siano stati capaci da circa 25 anni in qua, dal semigolpe che abolì il proporzionale per farci entrare nel fantastico mondo del partito personalistico e aziendalistico a struttura leggera, fino agli accordi sotto banco con Berlusconi, il mercimonio delle poltrone a livello locale mentre si faceva finta di litigare a livello nazionale, le privatizzazioni, le liberalizzazioni, la liquidazione della democrazia sposando la causa del sovranazionalismo tecnocratico in salsa europeista, il golpe bianco di Monti, il fatto che Renzi sia figlio legittimo e più consequenziale della politica di questa gente.
Perciò sui nomi non ci soffermeremo perché nemmeno ne vale la pena.
Altrettanto non ci soffermeremo sul programma che del resto non hanno nemmeno presentato essendo l'operazione LeU esclusivamente un disperato tentativo di perseguire l'autoconservazione di ceto di questo sottobosco politicante che in vita propria ha sempre campato di ciò che gli procurava il partito senza aver mai veramente lavorato un solo giorno.
Ci soffermeremo quindi su una analisi di natura antropologica e chiariremo cosa sia l'ordoulivismo eterno, trasversale tanto ai sostenitori PD quanto a quelli di LeU, che da questo punto di vista possono serenamente essere analizzati in coppia anche perché elettoralmente PD e LeU sono un gioco a somma 0.
Garantiti, ricchi, benestanti, in molti casi direttamente oligarchi e stretti collaboratori, hanno un terminale politico che vale oggi circa il 28-29% che al suo interno può variamente differenziarsi dando però sempre lo stesso risultato complessivo.
Esattamente come nella somma algebrica si può invertire la posizione degli addendi mantenendo uguale il risultato; nello stesso identico modo vale per l'ordoulivismo dei ceti paraculati.
Se il PD prenderà il 22%, LeU si aggirerà tra il 6 e il 7%. PD al 25%, LeU sulla soglia del 3-4%. PD al 20%, LeU vicina alla soglia del 10%. E alla via così. Basta tenere fissa la somma e vedere quanta gente Renzi, per motivi meramente estetici, farà scappare, per sapere quanto Bersani, D'Alema e relativa servitù potranno prendere.

La parabola dell'ordoulivismo eterno è cominciata con l'inizio degli anni '90: alla caduta del blocco orientale del socialismo reale, privi di una qualsiasi seria analisi sul perché ciò fosse accaduto sapendo trovare in quel fondamentale passaggio storico sia cause esogene che endogene ( ce n'erano di entrambi i tipi. Coloro i quali siano ancor oggi convinti che le cause siano state solo esogene non si sono macchiati di ordoulivismo ma si sono ugualmente autoestromessi dall'agone politico e dalla rilevanza sociale preferendo coltivare il rifiuto della realtà e la dimensione esistenziale dei polverosi reperti museali ), gli allora giovani collenneli del pci e della ex nuova sinistra, seguirono semplicemente il giro del fumo pacificandosi con l'idea che essere progressisti banalmente significhi adeguarsi allo spirito dei tempi e all'andazzo.
Quest'idea si cullava nella convinzione, sulla quale torneremo, che progresso ed emancipazioni siano strettamente correlati da un inevitabile nesso di causazione ( ciao còre.... ) e che insieme abbiano un andamento lineare e più o meno ineluttabile ( buonanotte proprio.... ).
Il giro del fumo in quel momento era l'idea che non esistessero più destra e sinistra ma solo politiche moderne o antiquate, secondo quanto esplicitamente teorizzato da Tony Blair e Gerhard Schröder.
Peccato fosse una truffa perché quella era la destra economica più consequenziale sulla piazza, che si mascherava da sinistra semplicemente perché non era conservatrice in quegli ambiti nei quali i diritti siano a costo zero.
A nostra volta non siamo conservatori, il problema è che per creare una bella destra economica però progressista per quel che riguarda le libertà positive, basta essere liberali.
A questo si aggiungano i danni prodotti da Norberto Bobbio in quegli anni che di fatto teorizzò la superiorità antropologica dell'esser liberali, cioè del tutto impropriamente di sinistra, ed ecco ottenuto un risultato micidiale: destrorsi in politica economica con lo zelo tipico dei parvenu, ma convinti di essere gli unici depositari del progresso e dell'antifascismo anche e soprattutto in quanto moralmente e antropologicamente superiori agli altri.
Insomma, una masturbazione egolatrica a misura di ceti benestanti che arricchiscono sulle spalle dei meno abbienti, ma sempre pronti a fare una marcia in favore di qualche minoranza, che si tratta di gay o immigrati.
Da allora, da questa micidiale invenzione, non si sono inventanti nulla di nuovo e ininterrottamente stanno li a mescolare la merda col legnet e a pascersi nella loro convinzione di essere sempre migliori di tutti gli altri.
Per loro non esiste più un bene o un male secondo la sua aderenza a concetti di giusto o sbagliato, se non universali facenti riferimento almeno al punto di vista di sfruttati e esclusi; per loro bene o male dipendono dalla discrepanza tra nuovo e vecchio, ragion per cui il nuovismo renziano li rappresenta perfettamente essendo solo più coerente, e non a caso non parlano più di esclusi e sfruttati ma di ultimi.
Essi sono privilegiati e lo sanno, quindi non vogliono il riscatto degli sfruttati che andrebbe a loro danno; si accontentano di lisciarsi il pelo e pettinare il proprio ego con una idea di giustizia tutta fondata su una carità filantropico-caritatevole nei confronti degli sfigati, degli ultimi appunto.
Se non avessero tradito un passato ruolo storico parlerebbero piuttosto di abolizione dell'esistenza dei primi, quale viatico per una soluzione definitiva dell'esclusione degli ultimi, non vi pare?

In questo senso sono anche strenui difensori dello status quo; altrimenti non si farebbero vanto di essere la lista a camere unificate, rappresentati nella propria immagine pubblica dalla seconda e terza carica istituzionale dello Stato, proprio in un momento in cui abbiamo la disoccupazione U6 al 30% e 12.000.000 di persone stanno risparmiando sulle spese mediche.
Se degli sfruttati gliene fregasse qualcosa evidentemente non si farebbero rappresentare dai massimi rappresentanti del palazzo e delle istituzioni proprio nel momento in cui la società procede ad escludere milioni di persone.

La loro identità è un mix esplosivo di positivismo scientista e presunzione individuale ( la campagna del PD, vota la scienza, o ancora l'idea che il nemico, qua, sia chi non è d'accordo con il decreto Lorenzin, maledetti complottisti antiscientifici! )

Questa Weltanschauung della sinistra evidenzia anche l'irreversibilità del distacco etico-cognitivo di quest'ultima con le fasce non benestanti e dunque maggioritarie della popolazione.
Evidentemente a loro non interessa spiegare e promuovere un bel niente, ma riconoscersi tra già ben inseriti in una precisa cornice.

Purtroppo per loro però le identità, materiali e simboliche, di un tempo si sono sciolte ma Marx aveva ragione su una cosa molta precisa: la classe esiste, in sé prima ancora che per sé, anche se non ne ha consapevolezza.
Sicché nonostante l'egemonia dell'ideologia liberista di cui gli ordoulivisti sono i più consequenziali interpreti, preso i ceti meno abbienti prevale come priorità la percezione dei propri problemi materiali più che non il sentirsi fighi di chi può permettersi di titillare il proprio ego perché non ha problemi economici e lavorativi, infatti dei ceti meno abbienti a sinistra non vota più nessuno.

Per noi persone normali il "nuovo", se è privo di contenuti riferiti ai nostri legittimi interessi materiali o addirittura porta con sé danni e arretramenti esattamente su questo fronte regalandoci solo maggior paura del domani, risulta essere soltanto un vuoto nichilista o se preferite una sòla che ci fa pure un po' schifo.
l'Ancien Régime nobiliare, patriarcale, religioso e reazionario così come in seguito i partiti conservatori che tutelavano gli interessi dei ricchi e degli sfruttatori come ad esempio la DC, sono un retaggio passato ormai non più sistematico/sistemico.
Oggi si può essere progressisti e stare ancor più consequenzialmente coi padroni.
Ciò non è un motivo per diventare reazionaria e se il liberalismo va respinto, ciò è dovuto alla sua dimensione di individualismo metodologico, ma quell'idea gretta e retriva di nemico esiste oggi solo come retaggio nostalgico e minoritario e la sinistra, quindi, ha totalmente espunto il tema della lotta di classe dal proprio orizzonte.
In tal modo, rimane in essa soltanto l'istanza borghese-liberale iniziale, ovvero il culto del progresso.
Un progresso che ha come fine se stesso, così come la produzione e riproduzione capitalistiche che esauriscono il proprio senso nel reiterare accumulazione e concentrazione di capitale.
A che ti servono i soldi? Ad avere più soldi.
Nello stesso modo a che ti serve essere progressista senza lotta di classe? A lavarsi la coscienza e a sentirsi buoni, moderni, progrediti.
Insomma: puro nichilismo.
Tutto questo è inoltre una forma di determinismo storico estremista e meccanicistico secondo il quale ciò che è "nuovo" si propone come principio di valore auto-legittimante: si tratta d'un nichilismo supremo per il quale il fine è nulla e il movimento è tut
to.

Non avendo finalità se non l'egolatria e l'autoconservazione di ceto, essi non hanno nemmeno orizzonti programmatici e strategici se non la difesa in sé e per sé di un andazzo sul quale stanno bene a galla e in questo si evidenzia anche il loro profilo squisitamente borghesuccio, paraculato, da gente con la panza piena e il culo al caldo.
Purtroppo per loro questo neodemocristianismo mascherato da sinistra ha il respiro cortissimo perché, come vari studi politologici, sociologici ed economici, ormai da anni stanno evidenziando, ad una ormai remota cetomedizzazione delle classi popolari è seguita una approfondita tendenza all'assottigliamento del ceto medio, con aumento della divaricazione tra chi diventa ultraricco e chi sprofonda verso l'esclusione: il ceto medio sta estinguendosi e chi si ostina a voler tenere in vita il punto di vista e la cultura politica di un ceto in estinzione, ad essere ottimisti si condanna all'autoreferenzialità.
Una forma di solipsismo che nel caso della sinistra è diventata a questo punto non solo manifesta ma anche patologicamente compiaciuta.

Si guardi alla composizione sociale del voto: la sinistra ormai esprime prevalentemente una composizione incentrata su ceto dirigente della pubblica amministrazione, funzionariato privato, professionisti affermati eccetera.
I leader di sinistra, cioè, non parlano fisicamente con un operaio, un disoccupato o un sotto-occupato da almeno una ventina d'anni. Poi si sorprendono se non vengono votati....
D'altra parte se questo rapporto con i ceti disagiati esistesse ancora, vedremmo da parte di questi stessi dirigenti dei tentativi di mediazione su determinati temi con la propria base sociale.
Su questioni cruciali come l'Unione Europea o l'immigrazione, infatti, temi in merito quali i ceti medio bassi hanno una posizione fondata sulla condizioni materiali più che non sulle astrazioni, nel bene e nel male ( quindi una chiara e giusta ostilità all'UE, ma anche una ostilità all'immigrazione purtroppo facilmente riconvertibile da destra come ostilità verso gli immigrati ), si manifesterebbe la volontà di mediare con quelli che sono i sentimenti e le istanze espressi dalla maggioranza della popolazione.
Avremmo quindi riavuto un riallineamento della sinistra dal proprio europeismo acritico, o al più altereuropeismo onirico, nella direzione di un pragmatico solidarismo europeo disponibile a rompere i propri rapporti con la UE se spazi di rifoma non si apriranno velocemente ( come hanno fatto i francesi di Mélenchon ); nello stesso modo sull'immigrazione si porrebbe un argine alle destra articolando una proposta che tenga insieme regolarizzazione e regolamentazione, così da arginare pulsioni fasciste ma tranquillizzare i meno abbienti sul fatto che non verranno incentivate ulteriori competizioni ribassiste sulla suddivisione delle risorse per lo stato sociale e costo del lavoro.
Ma a sinistra non avviene nulla di tutto questo.
Nel caso del PD guidato da Matteo Renzi, per esempio, volendo mantenere un 30% di bacino elettorale, qualche piccolissima mediazione di facciata su questi punti è stata fatta: instaurando trattative sul fiscal compact in sede europea, cioè mera esteriorità ma almeno a livello di immagine hanno cercato di non risultare completamente appiattiti, oppure enunciando la necessità di istituire soglie ai flussi migratori ma nel peggior modo possibile, inseguendo con Minniti la Lega.
Liberi e Uguali invece non sente di dover compiere mediazioni di sorta.
La sinistra-sinistra esprime posizioni  antitetiche e diametralmente opposte a quelle vigenti presso la maggioranza assoluta dei ceti impoveriti: posizioni come il rilancio dello Stato Unico Europeo o  la deregulation totale dei flussi migratori, indicano chiaramente l'intenzione di bypassare qualsiasi mediazione coi ceti poveri e impoveriti.
Non ne fanno parte, non ne capiscono il punto di vista, non sono interessati a rappresentarli e non riescono nemmeno a mascherare un certo qual disprezzo.

Attualmente tra ceti popolari, PD e soprattutto sinistra alla sinistra del PD, non vi è alcuno scambio o relazione, nessun interesse; forse se anche l'interesse ci fosse mancherebbero ormai anche le categorie concettuali e comunicative per reistituire un rapporto, il divorzio è durato troppo lungo e da separati nei fatti si è ormai integralmente separati anche negli affetti.
Liberi e Uguali, la lista rappresentata come volti immagine da Grasso e Boldrini, è soltanto conferma dell'indirizzo autoreferenziale intrapreso dalla (ex)borghesia di sinistra.
Tali volti e tali simboli esprimono soltanto la succitata distanza dalle classi popolari: distanza culturale, cognitiva, etica e in definitiva umana.
Per questo e non per altro Laura Boldrini suscita sentimenti popolari di ostilità - spesso e purtroppo accompagnati da commenti che sono per davvero sessisti - più di qualsiasi altra figura politica femminile.
Il popolo capisce di aver di fronte una novella Maria Antonietta, in un contesto nel quale manca il pane, e quest'ultima non suggerisce nemmeno brioches ma la sostituzione delle vocali alla fine delle parole....Crediamo non ci sia altro da aggiungere.
Il ceto politico della sinistra ha ormai perso la strada da troppo tempo, ormai non hanno più alcuna capacità di decodificare la realtà, non hanno professionalità politiche neanche minime, non hanno idea dei rapporti sociali.
La loro incapacità politica è inemendabile perché è radicata ormai in un autentico deficit cognitivo.

A tutto questo aggiungiamo anche lo scarsissimo livello culturale e di consapevolezza di sé della borghesia italiana e avremo quindi un'idea di quale possa essere il livello - anche dal punto di vista culturale - che può esprimere questa compagine di borghesi parvenu convinti di essere continuità storica della sinistra più cazzuta.
Riprendiamo ad esempio le recenti dichiarazioni di Fratoianni sull'Europa.
"Bisogna avere un impianto fortemente europeista, ovvero che ponga in discussione la sovranità nazionale come punto di riferimento"
(Nicola Fratoianni, Sinistra Italiana/Liberi e Uguali, 22 dicembre 2017)
In poche parole Fratoianni liquida:
- la memoria storica dell'internazionalismo proletario, il quale ha SEMPRE messo avanti il rispetto e l'inviolabilità della sovranità e dell'indipendenza nazionale come forma di difesa dei popoli dal sopruso di paesi più forti, ricchi e potenti. Indipendenza nazionale come argine agli sciovinismi imperiali. Evidentemente per questi poveri cazzoni Ho Chi Minh era rossobruno.
- l'intero retaggio delle conquiste del movimento operaio, perchè lo stato sociale è una conquista che risiedeva integralmente negli ordinamenti nazionali.
- qualsiasi prospettiva di cooperazione internazionalista con le sinistre di altri paesi, dato che ormai di acriticamente europeista è rimasto solo Tsipras e non è che questo sia proprio un gran motivo di vanto.

Che il federalismo europeo, da von Hayek alla Mont Pelerin Society, sia sempre stato il cavallo di Troia degli oligarchi per riprendersi tutto con tanto di interessi, è un dubbio che nemmeno remotamente li sfiora mentre mettono in fila parole a caso, incapaci di rendersi conto che le istituzioni vivono perché si radicano dentro un senso di comunità e di identità nazionale.
L'appartenenza ad una collettività, fondata su basi storiche, linguistiche, culturali comuni ( non spirituali o bioligiciste; questa sarebbe al contrario la lettura da destra, che non sanno discernere ), è ciò che radica nella realtà sociale la legittimazione delle istituzioni.
Se manca tale radicamento, perché i cittadini europei si sentono tedeschi, francesi, italiani, ecc. prima che europei, non possono esservi istituzioni radicate nella comunità e quindi democratiche.
Ci possono solo essere soltanto agenzie e strutture tecniche guidate dall'alto e senza legittimazione popolare.
Senza Stato, senza indipendenza e sovranità nazionale, non vi è politico.

Liberi e Uguali: autoconservazione di ceti in via di estinzione attraverso il rifiuto del politico.



Il collettivo ringrazia per gli spunti dai quali abbiamo liberamente attinto per poi sistematizzarli, l'attore Riccardo Paccosi e Tupac Amarù.